
Il fascicolo di bilancio di quest'anno, relativo all'esercizio 2025, riporta una monografia di Fosco Maraini.
Fosco Maraini, una delle figure più affascinanti e difficilmente catalogabili del XX secolo, continua a rappresentare un ponte fondamentale tra Occidente e Oriente. La sua vita è stata un’ininterrotta esplorazione dell’anima, prima ancora che dei territori, condotta con un approccio che univa rigore scientifico, sensibilità artistica e una profonda etica dell’incontro.
Nato a Firenze nel 1912 in una famiglia cosmopolita, Maraini ha fatto del mondo la sua casa. Nel 1937, insieme all’orientalista Giuseppe Tucci, parte per una spedizione di cinque mesi in Tibet e, alla fine di quell’anno, si trasferisce con la famiglia in Giappone, un Paese che diventerà la sua seconda patria e il fulcro dei suoi studi. Qui conduce straordinarie ricerche sulle popolazioni Ainu dell’Hokkaido, documentando con testi e fotografie riti e tradizioni prossimi alla scomparsa.
La sua vita è segnata anche da momenti di grande difficoltà: all’indomani dell’8 settembre 1943, rifiutando di aderire alla Repubblica di Salò, viene internato in un campo di prigionia giapponese insieme alla moglie, Topazia Alliata, e alle figlie Dacia, Yuki e Toni, fino al 15 agosto 1945.
Nel dopoguerra, la sua attività si espande in molteplici direzioni. Partecipa a storiche spedizioni ancora al seguito di Giuseppe Tucci, riportando resoconti eccezionali come Segreto Tibet (1951), opera che fonde analisi sociale e narrazione epica. Come alpinista, partecipa alla vittoriosa spedizione nazionale sul Gasherbrum IV (montagna iconica del Karakorum, tra Cina e Pakistan) nel 1958, curando non solo l’ascesa ma anche la documentazione cinematografica e fotografica.
Maraini è stato anche un innovatore del linguaggio. Con le sue "fànfole" e la raccolta, Gnòsi delle fànfole (1994), ha esplorato la poesia metasemantica, dove il suono delle parole evoca significati profondi pur in assenza di senso letterale, dimostrando una giocosità intellettuale raramente eguagliata.
Sempre attento all’evoluzione delle culture asiatiche, ha saputo raccontare la transizione del Giappone verso la modernità industriale in opere come Ore Giapponesi (1956), restando un punto di riferimento per l’orientalistica internazionale. La sua capacità di cogliere l’essenza delle civiltà attraverso l’obiettivo fotografico ha prodotto un archivio di inestimabile valore che, grazie alla sensibilità delle figlie Dacia e Toni, della nipote Yoï e della seconda moglie Mieko Namiki (sposata nel 1970), è oggi custodito e valorizzato dal Gabinetto Vieusseux di Firenze.
Fosco Maraini ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali ed è stato docente di lingua e letteratura giapponese presso l’Università di Firenze (1972). Scompare nel 2004, lasciando in eredità un metodo di osservazione del mondo basato sulla meraviglia, sul rispetto e sulla profonda comprensione della diversità umana.
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